Ok, ci provo.
Parto da una considerazione: oggi il giallo è il genere principe in Europa. La cosa non mi dispiace, vista la tradizione che porta con se: Agatha Christie, Simenon, Conan Doyle, Vazquez Montalban, lo stesso Camilleri... dovrei andare avanti? Premesso ciò, va anche detto che questa onda anomala porta, com'è nel disordine delle cose, un po' di detriti. Ci sono due filoni di cui parlerò dopo e si tende a mischiare il giallo col noir, e questo forse sarebbe il meno, ma anche a sviluppare un corredo di nozioni collaterali assolutamente gratuite, sotto-storie che vivacchiano tra le pagine del libro per diventare a intermittenza le protagoniste del racconto.
Mi spiego subito: Uomini che odiano le donne è la storia di un giornalista economico stucchevole dalla quantità di valori e di rettitudine morale con cui infarcisce il suo lavoro, che perde una causa in tribunale contro l'industriale corrotto e cattivone di turno e medita per tutto il libro una vendetta che, ovviamente, non riuscirà a trovare nemmeno lontanamente con le sue sole forze. Potrei commentare tutto ciò per ore, mi limito a osservare come queste parole deliniino un protagonista a mio modo di vedere sbagliato. Poi c'è Lisbeth, la super-hacker, minuta, tagliente, silenziosa: questa sì davvero riuscita e verosimile (almeno lei!), tant'è che mi risulta che poi la serie continui con lei al timone. Resto convinto che la prima regola di un buon libro - e questo vale 10mila volte di più se il libro è un poliziesco - stia nel creare un protagonista vero, al quale affezionarsi con tutti i suoi pregi e difetti. Ho adorato e adoro tuttora Montalbano, Pepe Carvalho, Miss Murple, Maigret...
Proseguiamo. Il nostro giornalista, essendo il pedante e perfettino uomo di cui si diceva, ed essendo ovviamente a un centimetro dal lastrico e dall'impopolarità, accetta di indagare sulla scomparsa di una ragazzina avvenuta trent'anni prima. Caso mai risolto e cruccio dell'anziano zio. Se Larsson ha un merito è proprio quello di avere avuto questa trovata geniale. Che poi la legge, anzi il dogma fondamentale, è sempre quello insegnato dal buon vecchio Allan Poe: il gioco della stanza chiusa a chiave dall'interno. Col morto dentro, s'intende. La stanza è un'isola quel giorno completamente scollegata dal mondo, i sospetti sono contati e tutti noti (mi ricorda Dieci piccoli indiani della grande Agatha). Come se non bastasse, a fare sanguinare oltremodo la ferita, ogni anno qualcuno manda un fiore e perpetua il ricordo di quella ferita mai chiusa.
Ce n'è abbastanza per incollare il lettore alle pagine, negandogli il sacrosanto diritto di passare le notti tra le coperte.
E qui - finalmente, dirai tu - arrivo al dunque. Il genere giallo è vivo e vegeto, ma a mio modo di vedere si è scisso (irrimediabilmente?) in due filoni: c'è chi segue le orme di Vazquez Montalban, Camilleri e Simenon come Markaris e Gimenez-Bartlett - entrambi incontrati nei giorni scorsi - mantenendo viva la fiammella del grande poliziesco europeo; e poi c'è questo filone relativamente nuovo che mescola un po' tutto alla maniera di cui parlavo sopra, vivendo di rendita sulla suspence e sull'impiego della tecnologia perdendo di vista, a mio modo di vedere, la costruzione e soprattutto la tridimensionalità dei personaggi, la loro umanità, i loro pensieri. Pure la lingua è terra-terra, se aprissi una pagina davanti al muso del mio gatto forse lo leggerebbe anche lui. Il che non è per forza negativo, ma quanto rimpiango la classe di Simenon, il dialetto ironicamente italianizzato di Camilleri, gli ideali annaffiati da un buon arrosto e una buona dose di alcol di Montalban...
Uomini e donne è, in definitiva, una versione meno grezza e più riuscita di Io uccido di Faletti. Oppure, guardandolo da un altro punto di vista, un poliziesco senza poliziotti ma con brevi capitoli, inaspettati quanto violenti, dalle forti tinte noir. Uomini che odiano le donne è un emblema di cosa voglia dire "giallo" oggi, al punto che sono più convinto che diventerà - se già non lo è - un grande classico di questa "onda anomala" (ma fino a quando, anomala?) di cui parlavo sopra. A suo modo imperdibile, insomma. Se non altro per far tornare la voglia, almeno ai vecchi nostalgici come me, di riappoggiare le chiappe in Quai des Orfèvres, o a Vigata, a seconda delle preferenze.
Perdonami la lunghezza, spero di essere stato in qualche modo chiaro e coerente.
ps: se vuoi ti posto le recensioni dei miei incontri con Markaris e Gimenez-Bartlett per avere un quadro anche dell'altro filone giallo.
saluti
I wanna kill away the rest of what's left and I do
Yes I do

nella buona e nella cattiva sorte